Secondo il XVII Rapporto dell’Osservatorio AUB, il 66% delle 23.578 aziende italiane con fatturato di almeno 20 milioni è a conduzione familiare. Un dato che conferma quanto questo modello sia centrale per l’economia e per i territori.
Nonostante il rallentamento post-pandemico, le imprese familiari mantengono un vantaggio strutturale in termini di crescita e redditività. Ma la sfida decisiva resta il passaggio generazionale, oggi sempre più un processo strategico e non un semplice evento anagrafico.
Talvolta il successore è già designato; in altri casi si assiste a un “sovraffollamento” di potenziali eredi. Ancora più complessa è la situazione in assenza di un erede naturale.
In questo contesto, Nicola Cassinelli è stato intervistato da Avvenire per analizzare le principali soluzioni adottate nella prassi: ”Il primo e più sofisticato è quello della fondazione, che diventa azionista stabile e permanente dell’impresa, la cui gestione viene affidata al management. […] Un secondo modello prevede la precostituzione di una holding di controllo, con statuti blindati, meccanismi anti-frammentazione e rigide regole di governance. […] Infine, il terzo modello sposta il tema dal piano della successione a quello della conclusione della propria vita imprenditoriale . Nell’assenza di eredi, non è infrequente che il fondatore ceda il controllo della propria impresa a partner industriali terzi, affinché continuino a guidarla secondo logiche di mercato“.
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