La riforma fiscale (legge n. 111/2023) apre un capitolo importante per la compliance aziendale: ora anche gli avvocati, al pari dei commercialisti, possono certificare i Tax Control Framework (TCF), ossia attestare che un’impresa abbia adottato un sistema efficace di rilevazione, gestione e controllo dei propri rischi fiscali.
Un passaggio cruciale per le aziende che intendono accedere al regime di adempimento collaborativo con l’Agenzia delle Entrate.
Per gli studi legali italiani si apre uno scenario interessante: ma questo nuovo spazio operativo rappresenta solo una nicchia o sarà un vero e proprio mercato?
ItaliaOggi ha condotto un focus sul tema, intervistando Nicola Cassinelli per il quale «l’albo dei certificatori è una novità interessante. Non lo vedo come un terreno di concorrenza tra professionisti, ma come un‘opportunità in cui competenze diverse possono integrarsi. Se sarà percepito come un mero adempimento tecnico resterà di nicchia; se invece diventerà un segnale di affidabilità per gli stakeholder, potrà assumere un ruolo importante per le imprese. […] È naturale che nella fase iniziale le imprese si rivolgeranno soprattutto ai commercialisti. Ma credo che le realtà più complesse, abituate a ragionare in termini di governance e gestione del rischio, riconosceranno presto il contributo che può offrire anche l’avvocato certificatore. Per questo non parlerei di un’occasione marginale. È una sfida che chiama l’avvocatura a proporsi come partner delle imprese nel rafforzare trasparenza e credibilità delle loro scelte».
L’articolo completo è disponibile a questo link.